L'offerta formativa
L'offerta formativa
PROGETTO EDUCATIVO
Quando noi educhiamo attiviamo processi di conoscenza, nelle nostre attività educative noi facciamo esperienze per capire ma diamo anche delle informazioni che sono date dalle nostre conoscenze e implicitamente dai nostri valori. Il nostro approccio metodologico parte sempre dall’osservazione dei bambini per poi proporre attività didattiche desunte dai saperi dei Campi di Esperienza.
L’insegnante ha il compito di estrapolare alcuni concetti e con delle proposte didattiche fa capire ai bambini che la conoscenza si evolve continuamente attraverso processi di ricerca.
E’ una conoscenza che si muove.
Oggi questa apertura del sistema conoscitivo e le tante teorie che concorrono alla costruzione della conoscenza ci permettono di capire che il modello di conoscenza lineare non è più efficace.
L’idea reticolare della conoscenza mette in discussione quel principio che si dava per conoscenza già definita e si vuole far capire che ci potrebbero essere degli aggiustamenti. Dobbiamo quindi aiutare i bambini a capire quali sono queste connessioni, (Morin ci parla della liquidità della conoscenza ed è da lui definita come un processo complesso, in un tempo fluido). Perciò non possiamo limitarci nel nostro lavoro a spiegare, informare, ma dobbiamo cercare di aiutare i bambini a costruire la conoscenza.
l ruolo oggi dell’insegnante viene scardinato perché assume più funzioni:
- ascolta
- osserva
- accompagna
- aiuta a riflettere
Le conoscenze sono date dalle Discipline e dai tanti Campi di Esperienza con punti di vista differenti. Sono la cornice dove la visione del bambino è dato da un insieme di potenzialità da stimolare attraverso varie strategie non solo metodologiche e cognitive.
- IL SE’ E L’ ALTRO
- I DISCORSI E LE PAROLE
- IL CORPO E IL MOVIMENTO
- SUONI ED IMMAGINI
- LA CONOSCENZA DEL MONDO
Il bambino apprende tramite vari approcci metodologici:
- ragionamenti,
- per prove ed errori,
- intuizioni,
- problem solving,
- peer education.
Attraverso le loro facoltà immaginative e il pensiero divergente, i bambini capiscono le congiunture, le basi logiche che ci sono nei vari ragionamenti, e permettono di rielaborare i contenuti (mattone della conoscenza ) superando il CRITERIO QUANTITATIVO.
Un bambino/a competente non è uno che sa tutto ma chi riesce ad usare il già noto per decifrare il sapere in un orizzonte più ampio della conoscenza.
I saperi vanno definiti, ma in un’ottica aperta ai cambiamenti, è l’approccio che deve rimanere aperto. Questo non significa che noi non dobbiamo dare dei saperi definiti ai bambini, anche se per spiegare io mi riferisco ad essi, ma devono essere tenuti in relazione ai ragionamenti di tutti che possono arricchire il quadro di ragionamento di riflessione.
Potendo fare delle revisioni continue, come quando io lavoro su un campo di esperienza come prove ed errori. Metto a punto una conoscenza e attraverso i nostri ripensamenti do un nuovo significato che mi innesca un nuovo ragionamento. Quello che noi facciamo per lo sviluppo del bambino attraverso le esperienze e le esplorazioni nei vari campi e nei saperi è quello di arrivare ad uno sviluppo complessivo per una persona ricca/ piena di esperienze significative non solo nell’ambito del contesto scolastico ma anche nel contesto di vita. Lo scopo è sempre quello di riuscire ad interpretare la realtà in cui è immerso e riuscire a stare dentro questo orizzonte di senso. “Un bambino autonomo, attivo, serioso, entusiasta, curioso, che ha autostima, è attrezzato con delle proprie risorse, che sappia ascoltare, che apprezzi il giocare con gli altri, che apprezzi l’ozio.” Infine l’ambiente come soluzione educativa e scientifica che risponde al bisogno di vita e azione del bambino. Non un ambiente qualsiasi, offerto secondo i bisogni dell’adulto o della necessità, non un ambiente preparato alla buona secondo mode pedagogiche e ritenute di buon senso, ma un ambiente provocatore di attività vitali per il bambino, in grado di soddisfare le sue necessità di sviluppo secondo il suo metodo di agire, pensare e di essere. Un ambiente di vita scientifica, tecnologico, accurato e rigoroso che faccia fronte alle domande che salgono dal suo ricco e delicato repertorio psichico, motorio, intellettivo e spirituale. Questo approccio educativo è inquadrato in una prospettiva ecologica, di attenzione delle dinamiche degli ambienti in prospettiva ecosistemica, di pensare ad una realtà ampia rispetto alla nostra sezione/scuola. Questa ampiezza di sguardo di educatori ed insegnanti ci è data anche dal fatto, che i bambini non vivono solo la realtà scolastica ma vivono in casa, nel quartiere, ecc.. In questa prospettiva ecologica ogni educatore/ insegnante dovrebbe tenere presenti questi aspetti di realtà diverse in cui i nostri bambini sono immersi e connessi. L’insegnante si pone in modo aperto alle proposte altrui, sa mettersi in discussione, conosce e rispetta le regole etiche della professione, è studioso, paziente, stimolante, creativo, flessibile. Il docente diventa il mediatore tra diverse figure e tra le diverse dimensioni, che sono:
- relazionali,
- socio relazionali,
- cognitive,
- motivazionali,
- emotive.
Il concetto di mediazione diventa il ponte che io devo creare per diventare un buon mediatore. Questo è il cambiamento, in cui è possibile promuovere una creatività che sorregge le forme di relazione più significative. In questa visione di innovazione anche gli educatori sono tenuti ad un cambiamento nel loro agire educativo attraverso una ricerca e formazione continua.